Natuzza disse: San Francesco di Paola amico mio

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Santuario di Paola

Anche per l’uomo disincantato di questo nostro tempo, i santuari veicolano il passaggio dal mondo visibile al mondo invisibile, comunicano i valori eterni che stanno alla base dell’esperienza spirituale.
Il santuario di S. Francesco, è il luogo emblematico della fede e della nostra identità regionale. Esso caratterizza il territorio e ne viene caratterizzato. Non è difficile riconoscerne il fascino che continua a emanare: è bellezza sempre più da riscoprire, gustare e valorizzare. Sì, il ritorno alla bellezza, quale espressione visibile del bene, quella da cui il mondo sarà salvato, come afferma il grande Dostoevskij, potrà ridare splendore alla nostra terra.
La storia di Francesco, il suo messaggio, la sua missione, i suoi luoghi, oggi il suo Santuario con l’enorme patrimonio storico, spirituale, naturale, artistico, culturale, è una storia ‘bella’, ricca di senso: a Paola, non solo si percepisce, quanto si fa esperienza del bene, di ciò che fa bene all’uomo, ciò che rende bello l’uomo nella bontà e verità del suo essere.
1 - Al processo cosentino, il Barone Galeazzo di Tarsia primo teste, insieme con tantissimi altri depone che all’eremo di Paola andavano infinite persone quasi omne dì per la fama bona et miraculi se dicia che facia frate Francisco. Una moltitudine di gente un via vai di fedeli venivano da lui processionalmente dai casali di Cosenza:un vero pellegrinaggio. E’ la bona vita di Francesco la forza attrattiva che conquista le genti infi nite e i discepoli della prima ora, che con gli occhi e il cuore aperti alla meraviglia e allo stupore, riconoscono il bello e il bene. A Paola infatti, si parla di Dio, si sperimenta la bellezza di un Dio-agape-amore che accoglie tutti senza differenze, pregiudizi, distinzioni. Una umanità sofferente, bisognosa, una folla di uomini di ogni ceto sociale porta all’eremita le inquietudini, i problemi e le pesantezze della vita e storia quotidiana. E Francesco, splendente della Charitas, ne mette in circolo i tipici frutti. E poichè bonum est diffusium sui, la produzione di bene si estende dall’eremo all’intero territorio. L’incontro con Francesco, il cui volto è dell’orante, continuamente e familiarmente a contatto con Dio, ‘bellezza sempre nuova e antica’, trasfigura. Tutti infatti se ne ritornavano lieti e contenti non per aver ricevuto qualcosa, ma per aver ottenuto ‘ben-essere’ dentro, nel cuore. Il bello vero conquista, eleva e salva. All’eremo dunque fin dal suo sorgere, funziona l’economia della grazia, surplus della bellezza di Dio che in Francesco, quale testimone, interprete ed efficace gestore, si visibilizza, si storicizza in tutto il XV e l’inizio del XVI  secolo, sia in Calabria come alla corte dei re di Francia. Paola così diventa un luogo ‘santo’ e santificante’: questa speciale San Francesco di Paola è e sarà la missione sua e della Famiglia dei Minimi.
2 - Oggi il complesso paolano, che nella sua forma richiama “le braccia di Dio che aspettano l’uomo”, continua a
sprigionare una bellezza singolare. Attraverso le sue strutture e la particolare architettura si respira la spiritualità di Francesco e dei suoi figli: semplice ed essenziale ma nello stesso tempo accogliente e coinvolgente perché frutto della penitenza e della Charitas. Il Santuario è la memoria storica e palpabile che la vita dello Spirito, vita di amore, si è andata sempre più aprendosi nello spazio e nel tempo. Dalla grotta al primo nucleo di celle del romitorio, alla prima struttura conventuale e alla chiesa: tutto è segno del dinamismo interno, dell’efficacia del messaggio di Francesco e delle esigenze e bisogni del popolo. Nel tempo le modifiche e gli ampliamenti ulteriori lo hanno reso, già dalla fine del XVII secolo, uno delle più splendide costruzioni conventuali italiane. Con la Nuova Aula liturgica e gli ambienti, strutture e sale-congressi ed espositive, il complesso ha subito all’inizio di questo terzo millennio un salto quantitativo e ci auguriamo qualitativo. Non si può non riconoscere che nel nostro Santuario, testimone della fede del passato, i luoghi, le opere d’arte, la ricca Biblioteca, manifestano non solo la dottrina e la tradizione della chiesa ma anche la cultura e la pietà religiosa della gente verso il nostro Francesco, uno che parla col cuore e al cuore, ieri come oggi. La lunga storia del convento paolano, e in particolare quella che ci vede protagonisti, è testimonianza di un processo e soprattutto di una azione formativa verso l’intera società. Essendo il santuario un crocevia ove le vie dell’uomo passano e si incontrano con quelle di Dio, è qui che la Calabria si ritrova (feste patronali) perché vede Francesco e la sua casa come un vero punto di riferimento, un fattore d’unità culturale e religiosa e di coesione politica. A confermare ciò è sufficiente ricordare i convegni regionali ecclesiali (‘78, ’91,’97) i vari e annuali raduni di giovani, di movimenti, di associazioni religiose, culturali e professionali. All’ombra di Francesco e del suo messaggio si discerne, si verifica e si progetta perché l’intera realtà ecclesiale e sociale della Calabria trovi le strade e le strategie per il vero progresso dell’uomo e della società. Dietro la forza propulsiva di Francesco vi è l’impegno a mobilitare le coscienze, a percorrere i sentieri della legalità e della solidarietà, a riprendere con coraggio ed entusiasmo la nuova evangelizzazione.
3 - Tutta questa ‘bellezza’, non è fine a se stessa. E’ stata ed è in primis per Paola e per l’intera realtà calabra.
La città e la regione sono legate a Francesco: risplendono della sua forte e marcata personalità. Nel tempo il rapporto è divenuto simbiotico: Giovanni Paolo II nella visita del 1984 riconosce in Francesco e nella sua casa uno dei connotati costitutivi della identità regionale: Venendo in Calabria, ho pensato che forse il luogo più importante fosse Reggio Calabria, forse Catanzaro, forse Cosenza, ma vedo che il luogo più importante è quello dov’è S.
Francesco. Paola, pur ricca di storia, di naturale bellezza e d’arte, è conosciuta nel mondo per il suo illustre cittadino; la Regione lo ha come Patrono. Francesco è il calabrese per eccellenza. Con il timbro della sua calabresità, è la risposta più alta di santità della nostra terra. Il pellegrino, il turista religioso e in particolare i tanti emigrati, che fanno del Santuario, tappa fissa e grata, per onorare il Santo e per riassaporare l’humus, i colori e il calore della natia terra, ritornando a casa con volto incantato ed ammirato e con cuore carico di speranza, ci fanno comprendere la dimensione del grande potenziale umano, religioso e sociale della casa di Francesco. Al presente la ‘bellezza’ del Santuario sembra inevasa: si fatica a farla entrare nel circolo produttivo. Eppure lo spirito penitenziale di Francesco che richiama sacrificio non fine a se stesso, è uno stimolo a crescere, una spinta a rinnovarsi, a inventare e intraprendere, a un miglioramento morale, culturale, a un di più di qualità e
quantità. Non è difficile convenire con quanti ritengono che il Santuario ha in dote un appeal del tutto sottovalorizzato. Il turismo religioso, quello vero che produce reddito e occupazione permanente, è un terreno del tutto inarato a Paola e nel territorio. Tutti siamo interessati e impegnati non solo a non dimenticare, quanto a valorizzare il Santuario, l’habitat sacro e caro a Francesco, quale prezioso bene religioso, a considerarlo non semplice memoria del passato storico, artistico, culturale, ma efficace chiave di lettura per il presente e
vitale radice per il nostro futuro. Per noi Minimi, figli del grande Patriarca paolano, è fondamentale e primario, investire nella via pulchritudis, nella bellezza dello Spirito che salva il mondo nella persona di Gesù Cristo. In continuità con la missione del nostro Fondatore, il Santuario è e deve essere produttore di senso, di prossimità,
di fraternità, di pace, di solidarietà, insomma di qualità della vita per l’uomo che ha smarrito l’orientamento esistenziale. Siamo convinti che il recupero dell’uomo nella sua dignità, produce cultura: questa mobilita il processo e lo sviluppo personale, familiare, civile, sociale, economico dell’intera terra calabra.
4 - Quale percorso dunque intraprendere perché il ‘Santuario’, sia sempre più cuore pulsante di spiritualità e principale risorsa religiosa e artistica, culturale e turistica congiunta alle altre presenti nel nostro territorio? E’ necessario e doveroso lavorare insieme, in una effettiva intesa e collaborazione, con una azione sinergica fra comunità religiosa, cittadini, forze e istituzioni, enti locali, pubblici e privati. E’ questa la lezione che Francesco di Paola continua a dare: in questo luogo di grazia, tutti ritrovavano e ritrovano la gioia di condividere i pesi gli uni degli altri e di impegnarsi insieme per il bene comune. Inoltre, è indispensabile una conversione dall’atteggiamento critico e attendistico a quello positivo e propositivo che ci faccia superare la logica ‘utilitaristica’ per una mentalità che va oltre i confini e gli interessi privati, mirante a quel bene collettivo che arricchisce anche ogni persona. Molto, efficace e radicale sarà lo sviluppo, se maggiore e costante sarà il confronto e il dialogo tra tutti: segno questo di una effettiva e appassionata partecipazione alla vita e al bene reciproco.
Infine le intenzioni, le idee e la voglia di riscatto dovranno trovare consistenza in un progetto-programmazione che tenga conto della rilevanza, si ridirebbe, centrale, del Santuario nella vita della nostra Calabria. E’ convinzione che Paola, città dell’uomo della carità, come l’intera nostra regione, sia in grado di riprendere il cammino dell’autentico sviluppo se la comunità ecclesiale e civile si ritrova unita e riconciliata, carica di spirito
pubblico e di senso della bellezza.
Celebrando il V centenario della morte di S. Francesco, avvenuta a Tours il 2 aprile 1507, si auspica che il suo messaggio di conversione a crescere di bene in meglio, stimoli verso un salto di qualità e che il suo Santuario, diventi per tutti, sempre più la riserva di grazia, di bene e di tutti quei valori che rendono bella la vita dell’uomo.

P. Gregorio Colatorti
(Correttore Provinciale)

 

 
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