I1 passaggio di San Francesco di Paola sull'altipiano del Poro e nella valle del Mesima è storicamente documentato nella vita del grande Eremita Calabrese, scritta dal Padre Francesco Roberti dell'Ordine dei Minimi. Nel 1464 il nostro Santo, spinto dall’ amore di Cristo, accoglie l’invito di una delegazione civica di Milazzo, per il trapianto della sua comunità di eremiti fuori della Calabria; e pertanto si mette in viaggio, insieme a due eremiti, per raggiungere la Sicilia.
Discendendo lungo il litorale, nei pressi di Tropea preferisce salire - per il torrente Bormaria - sulla montagna del Poro, raggiungendo il centro abitato di Zaccanopolí. Qui trascorre la notte, in casa della famiglia Mazzeo Pasqualino, presso la quale si conserva tuttora la scodella, in cui – secondo la tradizione - il Santo ha preso il suo pasto assai frugale. Poi attraversando il Poro, evita di sostare nella città vescovile di Mileto, forse per non essere riconosciuti e festeggiati ; sceglie - invece – di fermarsi nel vicino centro abitato di Ionadi, dove trascorre la notte ospite della famiglia Carlizzi. Quindi il I° aprile si dirige verso il "passo di Borrello", nelle valle del Mesima. Da qui – costeggiando il fiume Mesima – prosegue fino a Catona; da dove per 1'indisponibilità di un barcaiolo a traghettarli nel segno della gratuità - attraversa lo stretto di Messina sul proprio mantello, insieme ai due compagni eremitî; dopo aver legato un lembo dello stesso mantello al bastone da viaggio. Ma la presenza della spiritualità del Paolano - in questa parte della Calabria - è documentata anche dai ruderi di un antico convento dei Minimi sull'argine del fiume Mesima. Questi ruderi - recentemente riportati alla luce con una campagna di scavi - sono conosciuti a tutt'oggi come "le mura di San Francesco", nei pressi di Soreto, l’antico centro abitato distrutto dal terremoto del 1783, nel Comune di Dinami. Nei nostri paesi, radicati sulle falde del Poro che degrada verso il Mesima , San Francesco di Paola é - da sempre – una presenza famigliare non solo come maestro di vita spirituale; ma anche sul piano semplicemente umano, come difensore della dignità dell'uomo e della sua esigenza di giustizia sociale, in favore di quanti - purtroppo – si trovano in stato di soggezione . Al centro del suo mondo - nello spirito della carità di Cristo - c'é Dio e l'uomo, i1 cielo e la terra; conciliando - nel segno del suo equilibrio interiore - il bisogno di contemplazione sul monte, con l'impegno di una presenza nella vita reale che si svolge a valle. La sua cella di eremita ha sempre "una, finestra aperta".., sulla concretezza della nostra storia. Il cammino penitenziale di San Francesco di Paola - nello spirito di una perpetua quaresima - è anch'esso orientato alla meta finale della Risurrezione; ed è per questo che esige senza timore - dai potenti - il rispetto dell'uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio. Fino a tuonare: "Guaì a chi regge e mal regge, guai ai ministri delli tiranni ed alle tirannie". E ancora:. "La tirannia non piace a Dio benedetto”. E se ne comprende facilmente il motivo di fondo. San Francesco sta sempre dalla parte dei poveri, perchè rimane sempre dalla parte di Cristo. Cosi il suo linguaggio di fuoco ci ricorda quello degli antichi profeti dell’ Antico Testamento.Ma il Santo paolano - con il motto "CHARITAS” scelto come suo programma dì vita - resta sempre e fondamentalmente un grande contemplativo, sull’aspra costa del Tirreno cosentino vista come sentiero di Dio; dì fronte al mare che gli richiama anch'esso l’Infinito. La nostra devozione a San Francesco - qui a Paravati - si ravviva ogni anno in occasione della festa, che si svolge il sabato-vigilia di quella di Santa Maria degli Angeli, Titolare della Comunità per il suo cammino nel tempo; in direzione dell'Eterno. Ma la sua "presenza," tra di noi - oggi - va ben oltre il segno della statua. in legno - pure dì pregevole fattura - destinata a mantenere sempre efficace, nel succedersi delle generazioni. la devozione verso la radiosa figura del Santo calabrese. Tracce della sua spiritualità - infatti - possono essere facilmente riscontrate nella straordinaria vicenda di Natuzza Evolo, che gli riconosce la particolare funzione di guida e sostegno - fin dall’ infanzia - del cammino spirituale. Così - esternando un sentimento di grande affinità ascetica - chiama San Francesco di Paola: "Amico mio!”. Chiamati a vivere tra di loro lontani: nel tempo, per testimoniare in epoche diverse valori e principi irrinunciabili sullo sfondo religioso e sociale della Calabria, oggi si richiamano a vicenda come il maestro di vita spirituale e il discepolo perchè hanno in comune l'amore per Dio e per la povera gente. Ma vogliamo ricordare - ora - alcuni piccoli episodi che hanno la semplicità e il sapore dei fioretti ; a testimonianza di una. "amicizia." che dura da circa settant’anni; da quando - cioè - Natuzza era ancora una bambina già con i suoi problemi, per conoscere la verità divina e umana della maternità di Maria. A nove anni - infatti - spinta dal bisogno, si rivolge alla Madonna con una preghiera accorata e struggente - di grande intensità mistica - con la ferma speranza di ricevere una particolare grazia; la sola capace di confortarle - in quel momento - il cuore angustiato. San Francesco - allora.- viene inviato dalla Provvidenza di . Dio, per portarle ....... la buona notizia che la sua supplica - pervenuta in Cielo - è stata subito accolta con favore, e che entro tre giorni riceverà la sospirata grazia, dal Cuore Immacolato di. Maria Rifugio delle Anime. La piccola Natuzza lo scambia per il frate cappuccino che passa – due volte l'anno - per raccogliere viveri per il proprio convento; cerca di spiegare la situazione di indigenza della famiglia e lo invita a rendersi personalmente conto che la dispensa dei viveri è vuota. Il frate - con il volto illuminato da un sorriso - si fa conoscere per San Francesco di Paola e assolve pienamente alla propria missione di inviato speciale del Cielo; per alleviare la sofferenza di Natuzza, che già ha imparato ad assorbire le prove della vita in silenzio. San Francesco sarà una presenza costante nella vita di Natuzza Evolo . Ma ora conviene sorvolare un lungo arco di tempo e arrivare agli anni "90; per registrare - fra i tanti - un altro piccolo episodio degno di menzione, per la sua importanza nell'ambito dell’ educazione religiosa. Natuzza - entrando in chiesa dalla porta laterale sulla, strada - passa davanti alla statua di San Francesco e in segno di particolare venerazione gli dice : “Ti saluto, Amico mio! “. Il maestro di vita spirituale le poggia la mano pesante sulla spalla e la riprende all'istante: "Natuzza, lo vedi che anche tu sbagli! Prima si saluta il Padre e la Madre! E poi gli amici!....Non devi sbagliare!,,,." San Francesco - nella circostanza - si rivela con Natuzza un bravo catechista, impartendo un bella lezione da seguire nell’ ambito della Comunità, chiamata – ogni giorno - a mettere a1 centro della sua vita di fede 1’ Eucarestia e la Madre dei viventi contribuendo alla sua crescita spirituale. Natuzza –da parte sua - sarà sempre fedele a San Francesco, con una devozione che non conoscerà dimenticanze. In proposito siamo in grado di dare una ulteriore testimonianza. Una sera di maggio due donne, sostituendo i fiori davanti alla Madonna con altri più freschi, mettono quelli un po’ appassiti davanti a San Francesco; certo in segno di devozione - oltre che personale - della Comunità. Natuzza dal suo posto segue attentamente la scena e senza perder tempo nel suo intimo si inquieta, facendo intervenire il Santo che cerca di calmarla come una bambina: "Natuzza, stai buona.. , stai calma! Non fa niente, va bene lo stesso!...". Natuzza - continuando a non darsi pace per 1' affronto fatto a San Francesco - risponde anche a lui con una certa stizza: San Francesco mio ! a voi non vi devono trattare così! ... a voi i fiori ve li devono mettere freschi!... o freschi o nîente!... Perché siete Amico mio!...". Quindi niente da fare. Infatti alla, fine della Messa fa le sue giuste rimostranze alle due donne, che - a loro volta - cercano di giustificarsi. In ogni modo sono avvertite che verso San Francesco devono avere maggiore delicatezza di sentimenti... anche perchè è Amico di Natuzza. Senza sapere le motivazioni che giustificano il "richiamo" di Natuzza alle due donne, c'è chi se ne accorge e riferisce al Parroco: "Non sappiamo.., Ma Natuzza le ha riprese... con un certo segno di nervosismo..." Il fatto sarà poi da lei stessa raccontato al Parroco, che oggi 1o rende pubblico- per l'edificazione dei nostri affezionati lettori. La devozione di Natuzza a San Francesco si esprime anche con il pellegrinaggio - una o due volte l'anno - al Santuario di Paola; in maniera sempre discreta per non attirare l'attenzione degli altri pellegrini sulla sua persona. Ma ogni volta al suo arrivo - prima ancora che i Frati del Santuario sì accorgano della sua presenza - ad accoglierla c'è sempre San Francesco, che per la verità non le risparmia mai il suo paterno rimprovero: "Tu sei sempre la stessa! ... Pensi sempre agli altri e mai a te stessa!... Non ti risparmi. mai ! . .." La risposta di Natuzza è anch'essa sempre forte: "San Francesco mio, ogni volta che vengo è sempre un rimprovero,!... Considerato che fate così, vuol dire che mi deciderò a non venire più!... In modo che finirà questa storia! ”. Per questi comportamenti non ci dobbiamo certo stupire. Francesco di Paola e Natuzza Evolo sono anche loro umani: amici sempre fedeli, ma anche capaci di "litigarsi". In definitiva.... sono uomini veri; e – pertanto ci rivelano una loro spiccata personalità che ce li fa sentire più vicini, senza alcuna ombra di turbamento per il nostro spirito attento a discernere " le cose di Dio”. Paravati, 15 aprile 2005 Sac. Pasquale Barone |